Blockbuster come Lehman Brothers. Il colosso americano della distribuzione di film a noleggio ha fatto richiesta – esattamente come la banca d’investimento 2 anni fa – per il Chapter 11, quella procedura di fallimento assistito che permette di ristrutturare il proprio debito senza scomparire del tutto. Va da sé che si tratta comunque di un fallimento, con tanti azionisti e creditori che rimarranno al palo.
Blockbuster, che peraltro in questi giorni sta crollando sul mercato, ha stretto un accordo per convertire 900 milioni di dollari di debito senior (che ha precedenza di rimborso) in capitale. Non solo: questi creditori acconsentono ad un ulteriore prestito da 125 milioni di dollari per traghettare Blockbuster fuori dalle secche della bancarotta.
Rimangono a bocca asciutta tutti gli azionisti e i creditori subordinati: loro perderanno tutto.
Blockbuster è solo l’ultima delle vittime della rivoluzione digitale, che tanto sta facendo soffrire anche Barnes & Noble, sul versante dei libri. La società con quartier generale a Dallas ha fatto sapere che l’accordo permetterà, per ora, di tenere aperti gli oltre 3.000 negozi negli Usa. Non è dato sapere, invece, cosa ne sarà delle filiali in franchising in giro per il mondo, visto che il deal vincola la casa madre solo con le sussidiarie americane.
Il vecchio motto pubblicitario recitava: “Let’s make it a blockbuster night”. Speriamo di no. Sarebbe piena di incubi.
Pubblicato da economictag