Pillole dal mondo #3

aprile 26, 2010

Una sola, grande pillola dal mondo. Il caso che sta tenendo l’intera intellighenzia di Wall Street col fiato sospeso, in concomitanza con quella che aspira ad essere la più incisiva riforma finanziaria dell’ultimo secolo.

1. Goldman Sachs. Rimaniamo terra terra per (cercare di) spiegare l’accusa principale mossa dalla Sec (l’autorità che controlla la Borsa americana) all’investment bank guidata da Lloyd Blankfein. In questo contesto si stanno sviluppando molti altri filoni con al centro Goldman Sachs (GS), che chiamano in causa la politicizzazione dell’organo di vigilanza finanziaria. Noi ci atteniamo all’evento di mercato che ha scatenato il putiferio.

Dunque, GS in qualità di banca d’affari ha la facoltà di “creare” prodotti derivati: compra mutui dai più svariati erogatori, li impacchetta, li spezzetta e li rivende sottoforma di obbligazioni agli investitori. A loro volta banche, o semplici sottoscrittori privati. All’apice dell’era subprime, GS (come tanti altri istituti) prendeva i crediti più rischiosi, li etichettava secondo profili di insolvenza (i più rischiosi davano rendimenti più alti) e li cedeva a chi era disposto ad accollarsi l’alea di un’insolvenza sui mutui (totale o parziale). Fin qui, tutto ordinario. Se non che (secondo la Sec), GS avrebbe deliberatamente scelto, tra tutti i mutui possibili, quelli indicati dal fondo di investimento (o hedge fund) John Paulson, che nel frattempo aveva scommesso sul ribasso del valore di quelli stessi mutui, attraverso i Cds. Non è ancora chiaro se la stessa GS avesse inserito nei titoli che vendeva (tecnicamente, Cdo sintetici), scommesse sul loro ribasso (una posizione “short”, come si dice in gergo). Niente di illegale, intendiamoci, a patto che lo si riferisca nel prospetto di acquisto mostrato all’acquirente. Cosa che GS avrebbe omesso di fare, specialmente nei confronti della banca tedesca Ikb, che ha infatti innescato il controllo dell’autorità di vigilanza tedesca, omologa della Sec.

Come sottolinea l’Economist, non si imputa a GS nè di aver venduto titoli legati ai subprime (d’altronde lo facevano tutti), nè di aver eventualmente scommesso contro di essi (i Cds sono uno strumento salutare per il sistema nel suo complesso, come ricordato da Zingales nel suo fondo di giovedì scorso). Nemmeno si rinfaccia a Blankfein e C. di aver ottenuto lauti sussidi statali (circa 22 miliardi di dollari) per rimpinguare i propri bilanci in piena crisi da writedowns (prestiti peraltro quasi interamente restituiti). L’accusa è di aver deliberatamente nascosto o alterato alcuni elementi fondamentali per la conoscenza della controparte, abusando dell’asimmetria informativa a lei favorevole e sconfinando nell’azzardo morale. Minando, e non poco, la reputazione della banca.


Nella vecchia fattoria (ia ia oh), ci sono tutte le City del mondo

febbraio 16, 2010

Trovate il mondo della finanza oscuro e impenetrabile? Vi pare che il mondo architettato da  master of the universe genialoidi sia troppo arcano, i modelli stocastici che lo sorreggono troppo complicati? La vostra è solo suggestione. In verità la finanza non è altro che un gigantesco zoo. Come quelli che visitavate da bambini. A volte spaventosi, certo. Ma ben più spesso placidi e tranquilizzanti.

Nei templi della finanza ci sono i recinti per i tori (quando i corsi azionari sono il rialzo), proprio di fronte agli ambienti degli orsi (quando le azioni invece sono in ribasso). Un poco più in là, ecco spuntare i tanto chiacchierati maiali: tipici esemplari di suino iberico-ellenico, con pelo fulvo a tradire le origini celtiche, sono soliti cibarsi delle provviste che le aquile tedesche e i galletti francesi pazientemente accantonano durante l’inverno. Qualcuno li chiama addirittura maiiali, a ricordare che ne esistono diverse specie anche in Italia.

In quanto ad allegorie, già così saremmo a posto. Ma oggi David Oakley nella Short View del FT ne ricorda altre due, efficacissime, a proposito dei CDS (Credit Default Swaps, gli strumenti derivati di assicurazione contro il default di un particolare titolo di credito). Ci si interroga se tali contratti – che raggiungono volumi sproporzionati rispetto al sottostante cui si riferiscono, dunque amplificano andamenti al rialzo o al ribasso – siano come «canarini in miniera» (quelli che i minatori portavano con sè perchè presagivano prima degli altri una frana), e quindi siano buoni indicatori di prossime sciagure, o viceversa siano come «gatti in mezzo ai piccioni», diffondano cioè immotivato panico tra gli investitori (non considerati molto bene, evidentemente). Per completezza, l’autore ritiene vera quest’ultima metafora, e che il peso dato dagli analisti a questi strumenti sia esagerato (non sono molto d’accordo. I CDS sono il brutto anattroccolo dei derivati).

E poi ci sarebbero il dragone cinese (un po’ di fantasia, su), l’elefante indiano, le tigri del sud-est asiatico… Siamo dunque a cavallo: la commistione tra finanza e mondo animale è più forte che mai. Sarà mica perchè molti operatori sono (moralmente) delle bestie?


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