Raccomando per un’approfondita analisi della crisi finanziaria 2007-09 il libro di Nouriel Roubini e Stephen Mihm “La crisi non è finita” (Feltrinelli, pp. 399, 16 euro). E’ il resoconto più completo e accessibile sui prodromi e conseguenze della crisi. Prima sui mercati finanziari, poi nell’economia reale.
In particolare, gli autori si spendono per descrivere tutti gli strumenti di politica monetaria-fiscale (il confine tra i due mondi si è fatto sempre più sfuocato) messi in campo dalle banche centrali di tutto il mondo. Il loro giudizio, nel complesso, è positivo: esse hanno agito con sufficiente prontezza e coordinamento. I due economisti non perdono occasione di rimarcare però che tutto questo prodigarsi ha esteso all’infinito il campo dell’azzardo morale, il che a sua volta potrebbe gettare il seme per sconquassi futuri di ancora maggiore portata.
Mi collego all’argomento riportando quanto pubblicato oggi sul sito del Ft. E’ l’analisi dell’attività di ultima istanza da parte della Bce verso le banche della zona euro. I prestiti di Francoforte sono aumentati, dal crollo Lehman in poi, di oltre 400 miliardi di euro: da 459 a 879. Una cifra ben più alta di quella messa in campo (sebbene sotto forma di garanzia) nello special stability fund di maggio.
A questo quantitative easing corrisponde anche un incremento dei depositi delle stesse banche presso la Bce (a un tasso dello 0.25%). Ossia: la Bce presta soldi alle banche che a loro volta decidono di parcheggiare i fondi presso la Bce, ritenendo il prestito alle altre banche ancora troppo rischioso. Rischia di essere un paradosso. Non siamo ancora (o non più) in fase di trappola della liquidità, per cui allentamenti monetari non incidono più sui tassi di interesse: un rapido sguardo all’andamento storico del tasso Eonia ci conferma che le tensioni sul mercato interbancario overnight si sono effettivamente allentate, e di molto. Tuttavia, permangono alcuni fenomeni apparentemente inspiegabili, come i picchi ciclici del tasso, a cadenza mensile, nell’ultimo anno. A dimostrazione che il mercato interbancario non si è ancora del tutto assestato, e che la confidence degli operatori finanziari europei, specie verso gli istituti di Grecia, Spagna e Portogallo, è ancora lontana dall’essersi radicata.
Pubblicato da economictag