Continua l’epopea di Goldman Sachs, che aggiunge una nuova ciliegina al suo già nutrito palmares di sospetti, ritorsioni e condotte poco commendevoli in seno a Wall Street. (Un’indagine di Bloomberg tra 1001 analisti e investitori a giugno ha mostrato come l’istituto di Lloyd Blankfein sia quello che è sceso di più come popolarità). Ma stavolta, nessuno potrà rimproverarle nulla.
In breve, GS è tra le grandi banche di Wall Street che si occuperà della quotazione di General Motors, che ritornerà in grande stile sul listino newyorchese. La seconda IPO di sempre, si dice, tra i 12 e i 16 miliardi di dollari. Per queste grosse operazioni, le società assoldano i colossi finanziari perché si occupino della “sottoscrizione” dei titoli emessi: in sostanza, la garanzia di accollarsi le azioni nel caso ne rimanessero di invendute.
Per questo servizio, le banche di investimento chiedono ovviamente una commissione (fee), nell’ordine del 3%. E solitamente nessuna gioca al ribasso, innescando quello che in teoria dei giochi si definisce “equilibrio cooperativo”.
Goldman, che sapeva di non avere la leadership in questa transazione (è fortemente legata a Ford, competitor di GM), ha proposto al Tesoro americano, che detiene il 61% della casa automobilistica, una sforbiciata delle commissioni allo 0.75%. Una proposta a cui il Tesoro, che deve rispondere anche delle decine di miliardi di dollari pubblici spesi per salvare GM lo scorso anno, ovviamente non ha detto di no.
E che ha costretto tutte le altre banche, per non venire tagliate fuori, a ridurre drasticamente le loro pretese. Così – sempre secondo le fonti di Bloomberg, i ricavi si attesteranno “solo” su 120 milioni di dollari, mentre avrebbero potuto essere 4 volte tanti.
Vedremo come si comporteranno le altre in futuro in una situazione analoga. I meccanismi di ritorsione in giochi come questi – a informazione incompleta e ripetuti nel tempo – sono moltplici, ma in rarissimi casi portano ad un equilibrio paretiano, soddisfacente per tutti.
I contribuenti americani, comunque, ringraziano.
Pubblicato da economictag 

