Mentre tutti guardano alla Grecia (se ne occupa oggi anche L’Osservatore Romano), un occhio più attento dovrebbe proiettarsi anche sugli scenari futuri: è così che si fa in economia, si guarda sempre a domani. La seconda tessera del domino è il Portogallo, declassato da S&P di un “notch” a “A-”. La similitudine con la situazione greca è impressionante: deficit nel 2009 al 9,4% del Pil, un debito consolidato rampante che si attesta al 76.8%, una situazione sociale esplosiva (proprio ieri sciopero dei ferrovieri). D’altra parte, il rating lusitano adesso non è diverso da quello di cui godeva la Grecia fino a pochi mesi fa (il terrifico downgrade di ieri è stato di ben 3 categorie, fino al rango “junk” BB+).
Il Portogallo, come la Grecia, è un bastione dell’economia europea. Sia perché si trova all’estremità occidentale del continente, sia perché è tra i sistemi più fragili dell’intera eurozona. Le previsioni per il 2010 – che ora gli analisti si affretteranno a modificare – parlano di un Pil in aumento solo dello 0,3%. Meno di quanto si pronosticava per la Grecia (ma anche lì le stime sono destinate ad abbassarsi). Nel 2008, il Pil pro-capite portoghese era di ben 4.000 euro inferiore a quello ellenico.
Un quadro fosco. Ci sono tutte le condizioni perché si annerisca ancora di più.
Pubblicato da economictag
Il salvataggio della Grecia, ormai è noto, richiederà ingenti tagli al budget pubblico. Tra le misure previste: accise supplemetari su benzina, alcol e sigarette (mali di largo consumo); misure più severe contro l’evasione delle aziende e dei liberi professionisti; medici, avvocati e tassisti dovranno tutti emettere lo scontrino; saranno acquisiti e migliorati nuovi sistemi elettronici per un controllo incrociato dei rendimenti delle imprese; la fascia più alta di reddito pagherà tasse più alte. Non so, mi sembra di avere un deja vù. Ci dev’essere una falla nel sistema.