Questi mesi sono stati – giustamente – improntati all’attenzione verso la crisi dei titoli di debito pubblico. La recessione ha lasciato in eredità programmi di stimolo molto costosi (Usa), salvataggi e nazionalizzazioni di istituti di credito (ancora Usa, Inghilterra, Germania) o ha congelato ulteriormente la già fiacca crescita, erodendo la base fiscale imponibile e sacrificando le speranze di rilancio infrastrutturale (Italia, Grecia soprattutto). Tutto ciò ha costretto gli Stati ad indebitarsi sempre più, a costi sempre più alti (il giochino del titolo di debito sovrano come “porto sicuro” per l’investitore non poteva durare in eterno) e con scadenze sempre più ravvicinate.
Il focus, dicevo, è sacrosanto, anche in ragione delle pesanti manovre di austerità varate dai singoli governi (anche chi non ne aveva strettamente necessità: è il caso della Germania).
Poi, però, c’è il debito privato. Quello che imprese e famiglie si sono fatte prestare per fronteggiare la crisi.
Si è soliti ricordare che l’Italia è uscita meglio dallo tsunami grazie al basso tasso di indebitamento dei singoli individui e alla scarsa propensione delle proprie banche verso indebitamenti esagerati. Questo ragionamento rischia però di occultare due verità emergenti: che il credito al consumo da parte dei ceti meno abbienti era un fenomeno in espansione anche in Italia, e che i nostri istituti, già alla fine del 2010, avranno una montagna di debiti che giungerà a scadenza: 69 miliardi di dollari per il 2010, ben 157 nel 2011. Solo IntesaSanpaolo al 31 dicembre dovrà rifinanziare bond pari a 28 miliardi di dollari: quasi come la manovra biennale licenziata da Tremonti.
Il pensiero controintuitivo, spesso, è anche quello più utile.
Richiesto di citare qualche fonte, faccio ammenda e cerco di recuperare. Sulla crescita del fenomeno del credito al consumo in Italia, ho fatto riferimento ad un’indagine della Banca d’Italia pubblicata nel novembre 2009 (documento allegato in ipertesto, vd. pag. 6). Sui debiti in scadenza per le banche italiane, l’ho letto sul sito WallStreetItalia.it del 3 agosto 2010. Chiedo venia per le mancanze, ancor più perché mi picco di diventare un giornalista serio e scrupoloso. Ciao!
P.s. Quando si dice “lupus in fabula”. Ecco un lancio dell’agenzia Agi delle 14.50 di oggi: Bankitalia: aumentano debiti famiglie, +3% (base annua) primi tre mesi 2010.
Pubblicato da economictag 