Manchester United, United States of controversies

marzo 4, 2010

Ferguson punta in basso

Il Manchester Utd fa ancora parlare di sè.

Nel bene, sul campo. A solo 1 punto dal Chelsea capolista, ha appena vinto la Carling Cup e ipotecato il passaggio ai quarti di finale di Champions contro il Milan.

Nel male, altrove. Il club è stato scalzato dal trono di club più ricco del mondo. L’emissione azionaria dello scorso gennaio (vd. post 3 febbraio) si sta rivelando un flop clamoroso. I tifosi sono in subbuglio contro una proprietà americana, quella dei Glazer, troppo indebitata per alimentare sogni di gloria (ma, benedetti tifosi, non vi basta mai…Ci sono squadre che non vincono in Europa da 55 anni). Hanno persino creato un trust che patrocina eventi e iniziative per giungere, un giorno, a rilevare il pacchetto azionario della società, modello Barca.

Ultima notizia, il gruppo di finanzieri riuniti sotto le insegne dei “cavalieri rossi” ha raccolto in poche ore 1,5 miliardi di sterline per convincere i Glazer a passare la mano (in realtà, dicono i bene informati, ne basterebbero molti meno). A coordinare il gruppo di valorosi condottieri c’è Jim O’Neill (colui che ha inventato il fortunato acronimo “Bric”, peraltro), capo economista di Goldman Sachs nonché grande tifoso dei diavoli rossi e amico personale di sir Alex Ferguson e del ceo David Gill. E’ lui a spingere perché il Manchester si affranchi dall’invasore yankee e sia restituito alla sua gente (e un po’ anche a lui, immaginando le commissioni che prenderà). Il problema è che la banca d’affari Usa, di cui O’Neill è dipendente, è tra i primi sottoscrittori del mega-bond da 500 milioni di sterline emessa due mesi fa dal club inglese. Goldman Sachs si troverebbe così nella duplice veste di bagnino che soccorre il natante e di squalo che lo attacca. Un ruolo che al ceo di Goldman Lloyd Blankfein non dovrebbe risultare impossibile, comunque.

Per adesso, la proprietà United ha smentito ogni possibilità di vendita, arrivando a minacciare la Goldman Sachs di ritirare le partnership finanziarie in corso se non ripone la sua testa di ponte. Così, a naso, il coltello dalla parte del manico ce l’ha la banca.

Il Milan, intanto, spera che queste macchinazioni finanziarie obnubilino la testa di Rooney e C. (ma i diavoli rossoneri saranno poi messi tanto meglio? Ai prossimi post).


I diavoli rossi? No, in rosso

febbraio 3, 2010

Che il Manchester United, uno dei marchi simbolo della globalizzazione dei costumi, fosse in difficoltà economiche era risaputo. Il proprietario, il finanziere yankee Malcolm Glazer aveva scalato la società con i soldi delle banche nel 2005. Quando le pendenze sono giunte a maturità, prima ha venduto i suoi pezzi più pregiati (C. Ronaldo e Tevez) per 134 milioni di euro, poi ha emesso un bond pari a 500 milioni di euro, metà in sterline e metà in dollari. Il debito accumulato dalla sua controllante “Red Football Joint Venture” sfiora la sua valutazione di mercato (1.3 miliardi di dollari). Un leverage degno della peggiore merchant bank.

Tutto regolare (o meglio, tutto coerente con un panorama di crisi), se non che il prestito accordato al Manchester dagli investitori si sta rivelando un flop colossale. Il prezzo dell’obbligazione, scadenza 2014, sta scendendo rapidamente di valore. Siamo 93 centesimi sulla sterlina e 94.5 centesini sul dollaro. Dovesse Malcolm Glazer ripresentarsi col cappello in mano di fronte al mercato – e lo farà, a dare ascolto alle voci dei bene informati – difficilmente troverà i rubinetti del credito aperti. Questo darebbe il la ad ulteriori dismissioni, dai giocatori (Rooney?) addirittura allo stadio.

Pur in un’annata in cui i bond market hanno dato prova di grande vitalità, prima come rifugio dal rischio azionario poi come rapida alternativa per finanziare gli investimenti, l’esperimento del Manchester sta fallendo. Segno che, quando non sei «too big to fail», un indebitamento così smaccato prima o poi esige il suo pedaggio (le squadre di calcio investono la sfera dell’interesse pubblico solo in Italia. Alla Lazio, oberata per 200 milioni di euro nei confronti dell’erario, fu concessa prima una moratoria, poi una rateizzazione ventennale…).

Per la cronaca, dopo avere persino chiesto ai propri giocatori di comprare titoli di debito («Non se ne parla nemmeno» la risposta), il club ha inanellato sul campo una serie di vittorie consecutive che lo ha portato a soli 2 pti. dal Chelsea capolista. Un exploit che in teoria avrebbe dovuto esaltare gli investitori che invece, molto prosaicamente, sono ben preoccupati per la mole di debiti extra-calcistici che ancora grava sul tycoon del commercio alimentare Glazer.

I diavoli rossi continuano a esercitare una forte attrattiva planetaria: hanno 90 milioni di tifosi nel mondo (specie in Estremo Oriente e Africa), sono al primo posto per il merchandise di magliette. Sfornano  fenomeni mediatici in continuazione, da Beckham a Cristiano Ronaldo. Il loro stadio è sempre esaurito, anche quando le stagioni non sono galattiche. I main sponsor, Nike e AIG (…) l’hanno coperta d’oro con contratti milionari quinquennali. I fondamentali, si direbbe, sarebbero più che buoni. Eppure la finanza risponde picche.

Forse ci sono già troppi diavoli sui mercati.


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