Nella manovra attualmente in discussione al Senato, c’è un punto emblematico. Riguarda – ca va sans dire – la scuola, tra i settori più bistrattati della sfera pubblica italiana.
Il punto è questo. I risparmi ricavati dal blocco contrattuale triennale del personale scolastico andranno a coprire le posizioni debitorie delle scuole e a finanziare le supplenze brevi. E non – come promesso dal ministro dell’Istruzione Gelmini e ribadito velleitariamente qualche giorno fa dal ministro Tremonti – alla “promozione degli insegnanti meritevoli”, come sancito in seguito ai tagli agli organici (nell’ordine del 10%) previsti dalla Finanziaria per il 2009.
Insomma: si sono tagliati gli organici con la promessa di premiare l’efficienza e ridurre gli sprechi. Risultato: i costi sono comunque aumentati e i dirigenti scolastici sono stati costretti a indebitarsi o a rivolgersi direttamente ai genitori per colmare le lacune. Per correre urgentemente ai ripari, si congelano i contratti e si storna il ricavato per coprire i buchi. Ma c’è qualcuno al ministero che abbia mai sentito parlare di mechanism design? Non c’è peggior incentivo per un’azione “alta” di una ricompensa monetaria promessa e poi revocata.
Si dirà: ma se i soldi mancano, come si fa? Senza voler entrare in territorio ideologico, i soldi per la scuola pubblica, in un modo o nell’altro, si trovano sempre. Per quanto la si cerchi di affossare, delegittimare, fiaccare, la scuola è un comparto che nessun governo si può permettere di far colare a picco. Permea il quotidiano delle persone, ha un immediato ritorno (soprattutto negativo) in termini di consenso. Per questo, era sacrosanto mantenere lo schema di incentivi al “rialzo” e prendere i soldi da qualche altra voce. Meno strategica, meno vitale per un Paese, come l’Italia, che passa dall’eccellenza della scuola primaria all’arretratezza del secondo grado superiore.
Tutto questo in un clima di perenne incertezza, specie per la scuola elementare: il 2009-10 è stato l’anno di transizione verso il maestro prevalente. A settembre la vera resa dei conti.
Pubblicato da economictag