Fiscal tightening o fiscal boosting? Von Hayek o Keynes? Europa o America?
L’economia non è patria di certezze. Decenni, secoli di teorie consolidate, appurate, dimostrate spazzate via in pochi mesi di tumulti. Salvo poi riprendere fiato e riaffermarsi come visione economica dominante.
Sia chiaro: la dialettica teorica (Hegel dixit) è solo positiva, a patto che conduca a una sintesi. Negli ultimi tempi, però, pare che di spazio per la sintesi non ce ne sia proprio.
Sarò meno criptico. Da una parte (in America) ci sono quelli per cui la crescita va ottenuta con un ravvivamento della domanda. Consumi delle famiglie, investimenti delle imprese, spesa pubblica, bisogna fare di tutto per incentivare l’economia. Da qui sgravi fiscali, investimenti statali, agevolazioni una tantum e continuative. Tutto questo genera deficit e dunque debito pubblico, che le amministrazioni contano di riassorbire con le maggiori entrate fiscali future, quando il treno ripartirà. E’ la classica visione keynesiana del moltiplicatore, secondo cui basta anche un piccolo tocco alla pallina, che – come se fosse su un piano inclinato – essa acquista progressivamente velocità.
Dall’altra parte dell’oceano, ora prevalgono invece i fautori del rigore fiscale. Si tira la cinghia: sui benefit, l’assistenza, la previdenza, i servizi. Ogni paese declina queso inasprimento a modo suo. In un contesto federale, come la Germania, le tensioni centro-periferia sono in qualche modo istituzionalmente inquadrate. Da noi, il peso dei tagli ricadrà quasi unicamente sulle Regioni, che dalla parte delle entrate tuttavia hanno ben poca autonomia. Si stringono i cordoni sulla base di questa considerazione: molti Paesi (Italia in primis) sono già indebitati fino al collo, e sono costretti ogni poco a ricorrere ai soldi del mercato. Per non pagare interessi sempre più opprimenti, si cerca di fare i bravi di fronte agli investitori. Si taglia oggi per convincere i possibili finanziatori che i loro risparmi non andranno sprecati in futuro. Questa è la visione tedesca, che poi è stata seguita da praticamente tutti i Paesi dell’Unione.
Le due posizioni provano a parlarsi, ma non si capiscono. Obama taccia la Merkel di spilorceria. Economisti come Fortis (fondazioni Edison) dalle colonne del Sole24Ore criticano aspramente i teorici della spesa pubblica, come Krugman.
Tra le due sponde dell’Atlantico, quanto mare che c’è.
Pubblicato da economictag