Una scarica di BoT

gennaio 13, 2010

I buoni ordinari del Tesoro  a tre mesi – notizia di ieri – hanno un rendimento netto negativo (ma il meccanismo automatico che limita le commissioni in casi simili lo porterà a zero). Che vuol dire? Che se presto soldi a breve termine allo Stato, lui me li rende esattamente nella stessa quantità. Con un’inflazione così bassa, la perdita non è disastrosa, ma rimane comunque un investimento infruttuoso, specie se paragonato alle alternative sui mercati azionari, da 10 mesi in costante crescita.

I tassi sono prossimi allo zero perchè i prezzi delle obbligazioni dello Stato a tre mesi (la scadenza più breve, con cui esso finanzia molte delle uscite correnti. Il vero debito pubblico a lungo termine è finanziato con i buoni pluriennali del Tesoro) sono alti. Prezzi e interessi sono correlati negativamente: dato che i redditi garantiti dai buoni sono fissi, se il valore nominale del titolo sale perchè sale la domanda, l’interesse inevitabilmente scende.

Ma perchè la domanda di BoT è così alta? Perchè i piccoli risparmiatori (i principali clienti dei BoT a tre mesi) spesso sono vincolati a schemi di investimento “sicuro” congegnati dalle banche cui si appoggiano, le quali diversi mesi fa hanno deciso di virare pesantemente su questi titoli per evitare i pericoli dei mercati azionari. Ora che le azioni hanno ripreso a correre, questi fondi esitano a schiodarsi da posizioni prudenti. Il piccolo risparmiatore non ha le informazioni necessarie per decidere come e quando investire. Il BoT viene ancora percepito, specie nelle classi d’età più elevate, come “l’investimento”, facile da calcolare e sicuro da ottenere.

Infine, è utile distinguere tra BoT a 3, 6 e 12 mesi e Btp a 10, 20, 30 anni. E’ su questi ultimi che incide il rischio sistemico dei conti pubblici italiani, quel “risk spread” con cui si remunera il rischio di finanziare un debitore fragile. E’ su questi ultimi che viene calcolato il differenziale con i bund tedeschi. E’ su questi ultimi che si sta consumando la tragedia greca. Frasi del tipo: “Non c’è stato alcun contagio greco, quindi, per i titoli statali italiani” (Sole24Ore, 13.1.10), non hanno un gran senso.


Sono in debito di una spiegazione sul debito

dicembre 15, 2009

Ma – continuano a chiedermi – che sarà mai un debito pubblico che (stando alle ultime proiezioni di Bankitalia) arriverà al 120% del Pil in 2 anni? Alla fine sono anni, decenni, che ce lo portiamo dietro, e in fondo siamo sempre qua. Sì, ma a che prezzo?

Il prezzo, quello che la gente capisce perché avverte sulla propria pelle, è il tasso di interesse. Un peggioramento dei conti pubblici porta con sè un maggiore costo del denaro, dunque mutui più salati (a proposito, sono sempre più gli italiani in sofferenza con le rate) e minori possibilità di portare avanti un’idea imprenditoriale brillante. Vediamo brevemente il perché dell’equazione più debito = più interessi.

1. Il rating delle agenzie internazionali peggiora, nel senso che investire nelle obbligazioni del paese diventa più rischioso. Per continuare a attrarre investitori, si deve rendere l’investimento più appetibile: il tasso di remunerazione dei prestiti obbligazionari deve salire.

2. Più debito si accumula, più nuovo debito si emetterà: tecnicamente, l’offerta di bot supera la domanda, i prezzi degli stessi calano, il tasso di interesse dunque sale.


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