Profumo di domande

settembre 22, 2010

Di tutto l’affaire Profumo rimangono degli aspetti poco chiari.

Primo, e lo hanno ribadito tutti, come si possa pensare di costringere all’addio un ceo senza aver prima pronto un sostituto. Un blitzkrieg ha successo quando gli avamposti superano le linee nemiche: qui mi pare che la prima linea (Rampl, le Fondazioni) sia ancora molto indietro.

Secondo, com’è possibile che gli azionisti non fossero al corrente del progresso dei libici nel capitale di Unicredit? Ammesso che la Consob registra sempre con qualche ritardo gli acquisti di azioni (l’ultimo avanzamento dello 0,5% – segnalato lunedì scorso – risaliva in realtà al 21 agosto), chi ha venduto? Quando?

Terzo punto: perché le fondazioni non hanno insistito sul vero punto punto dolente della gestione Profumo – la mancanza di dividendo negli ultimi due anni -, critica che rientrerebbe pienamente nelle loro prerogative di grandi azionisti? Perché hanno lasciato che si speculasse sulle interferenze politiche, rischiando così di assoggettarsi ancora di più al potere che ne nomina i vertici?

Tante domande che mi sono posto seguendo dal vivo tutta la vicenda. Le ricostruzioni che Massimo Giannini fa su Repubblica su un asse Geronzi-Berlusconi per far cadere Profumo paiono anche a me, francamente, inverosimili. Si impongono a questo punto alcuni ultimi quesiti: e se invece fosse vero che il Cesare del capitalismo italiano fosse più potente ora che è uscito da Mediobanca di quando invece non presiedeva Piazzetta Cuccia? E se davvero fosse all’orizzonte una fusione Generali-Mediobanca, come sembra aver confermato la longa mano di Gianni Letta, Luigi Bisignani? E se infine il matrimonio s’avesse da fare,  a chi gioverebbe un arrocco simile?


Roma Roma Roma, core de ‘sta città (Milano)

luglio 8, 2010

Il tam tam è arrivato fin sulle colonne del San Francisco Chronicle. L’As Roma passa temporaneamente sotto il controllo di Unicredit, diretta dall’interista sfegatato Alessandro Profumo. Le radio romane e romaniste, che non si distinguono mai per moderazione, già fanno a gara per stracciarsi le vesti. La realtà è un po’ diversa.

Primo: per adesso la Roma rimane compartecipata al 51% da Italpetroli (la società della famiglia Sensi) e al 49% da Unicredit. La stessa proporzione con cui fino ad oggi era strutturata tutta la Italpetroli (di cui la Roma rimane l’asset più rilevante): 51% in mano ai Sensi, il restante a Piazza Cordusio. Tutti gli altri asset semmai, tra cui alcuni immobili affettivamente molto cari ai Sensi, sono passati completamente di mano in favore di Unicredit, in ragione di un debito accumulato da Italpetroli – e mai onorato – di 325 milioni di euro. I debiti si devono pagare. Non basta più appellarsi all’importanza della società in termini sociali o di ordine pubblico. Il calcio – proprio perché rappresenta un “di più” – non deve fare eccezione nelle relazioni finanziarie.

Secondo: l’interregno di Unicredit vedrà comunque ancora Rosella Sensi gestire la società. La Sensi, cioè, continuerà a metterci la faccia, nel bene e nel male. Profumo si guarderà bene dall’esporsi. Anche lui deve pensare alle reazioni dei tifosi della sua squadra, a Milano.

Terzo: Unicredit rileva (parzialmente, come abbiamo detto) l’As Roma solo per catalizzare il processo di ristrutturazione della controllante Italpetroli. Leggi: trovare un acquirente che si faccia carico di una sfida imprenditoriale affascinante quanto titanica. Unicredit, insomma, vuole disfarsi di una patata magari gustosa, ma sicuramente bollente.

Si sa: il calcio non regala ritorni diretti, ma – a patto di buoni risultati – consente una visibilità che nessun’altra pubblicità permette di raggiungere. Aver comprato Adriano (dal tormentato passato interista, i destini si intrecciano sempre di più) non sembra il miglior viatico in questo senso.


Unicredit, prove Generali di riassetto

marzo 19, 2010

Non si può certo dire che sia un periodo facile per Alessandro Profumo. I dissidi con gli azionisti di riferimento per il modello di banca unica (che farebbe cadere molte teste e molti appoggi locali), la preparazione delle nomine per il rinnovo del cda, le indiscrezioni sulle sue dimissioni, infine la cessione dell’intero pacchetto detenuto da piazza Cordusio in Generali. Una “fuga” che non potrà non avere ripercussioni nelle trattative per il nuovo assetto di Generali, dentro cui, comunque, Profumo mantiene la presenza attraverso Mediobanca. Piazzetta Cuccia, a sua volta poi, dovrà decidere i suoi vertici a seconda di come sarà andata a finire la partita triestina ecc. ecc. Insomma, la vendita della propria quota in Generali assomiglia a un arretramento tattico per dare forza ad una delle principali colonne di Unicredit: l’ente Crt, guarda caso negli ultimi giorni in polemica con Profumo per l’assetto della banca.

Insomma, un risiko senza fine. O, altrimenti detto, un gran bel casino.


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